Tracciare lo scroll delle pagine con Google Tag Manager

Articolo aggiornato ad agosto 2018

In tutti i miei post relativi all’utilizzo di Google Analytics come strumento di analisi ricordo sempre come sia fondamentale inserire il monitoraggio degli obiettivi in ogni sito web. A prescindere dalla tipologia del sito con cui avete a che fare (ecommerce, sito informativo, blog, etc..) il tracciamento delle conversioni vi permette di avere un parametro oggettivo grazie al quale valutare l’efficacia della vostra strategia online.

Non sempre però è facile capire quale siano i kpi da monitorare; per un sito ecommerce, ad esempio, è utile analizzare il numero ed il valore delle transazioni. Per un sito aziendale è bene tracciare le compilazioni dei form di contatto. E per un sito redazionale o un blog? In questi casi, soprattutto se il modello di monetizzazione si basa sull’utilizzo di banner pubblicitari, può essere utile monitorare il numero delle pagine viste o il tempo medio speso su una pagina, ma questi indicatori non sempre sono sufficienti per avere un’idea precisa sul modo di fruizione del nostro sito.

Un tipo di monitoraggio che ritengo molto utile e che viene poco utilizzato è quello relativo al tracciamento dello scroll sulle pagine. Questo sistema vi permette di capire come gli utenti interagiscono con i vostri contenuti e fino a che punto arrivano nel loro “consumo”.

Ad esempio un utente potrebbe arrivare sul vostro sito web tramite un motore di ricerca e atterrare su uno articolo che parla di un determinato argomento. Una volta letto l’articolo l’utente esce dal sito. Questo scenario viene elaborato da Google Analytics come una sessione con frequenza di rimbalzo 100% (cioè una sola pagina vista) che di per sé potrebbe essere considerato un dato negativo. Ma se insieme ad una frequenza di rimbalzo del 100% avessimo modo di analizzare anche il punto esatto in cui il nostro utente è arrivato a leggere… e magari capire dove si è interrotta la sessione. Sicuramente potrebbe essere un buon modo per riuscire a produrre contenuti di maggiore qualità.

Come implementare il tracciamento dello scroll tramite Google Tag Manager

A partire dalla fine del 2017 Google Tag Manager ha introdotto un Attivatore nativo “Profondità di scorrimento” che semplifica di gran lunga rispetto al passato il processo di tracciamento dello scroll sulle pagine.

Creazione dell’Attivatore di Scroll

La prima cosa da fare è la creazione dell’attivatore di Scorrimento.

  1. Entrate Google Tag Manager e cliccate su Attivatori -> Nuovo;
  2. Selezionate Tipo di attivatore -> Profondità di scorrimento;
  3. Spuntate la voce Profondità di scorrimento verticale ed impostate le soglie (Percentuali) per le quali monitorare lo scroll dell’utente (scegliete le soglie a seconda delle vostre esigenze di monitoring);
  4. Decidete su quali pagine far attivare il monitoraggio dello scroll.

Attivatore Scroll Pagina

Attivazione variabili di Scroll

Una volta creato l’attivatore andate in Variabili -> Configura e selezionate tutte le variabili presenti nella sezione Scorrimento.

Variabili Scorrimento

In questo modo quando l’attivatore Profondità di scorrimento viene eseguito nella pagina le seguenti variabili vengono compilate automaticamente:

  • Scroll Depth Threshold: indica la profondità di scorrimento che ha causato l’attivazione dell’attivatore (indica il numero percentuale o in pixel definito nell’attivatore);
  • Scroll Depth Units: indica l’unità specificata per la soglia che ha causato l’attivazione dell’attivatore (anche qui può essere in % o in pixel);
  • Scroll Direction: indica la direzione della soglia che ha causato l’attivazione dell’attivatore.

Creazione del Tag Analytics di monitoraggio dello scroll

A questo punto passiamo alla creazione del tag che invierà i dati dello scroll a Google Analytics.

Evento Scroll Pagina

  1. Andate in Tag -> Nuovo;
  2. Selezionate Google Universal Analytics ->Tipo di monitoraggio Evento;
  3. Impostate Categoria, Azione ed Etichetta. Nel mio caso ho scelto di inserire una categoria statica (Scroll di pagina), come evento la profondità dello scorrimento e come tag la pagina dove è avvenuto lo scroll;
  4. Come attivatore selezionate l’Attivatore Scroll Pagina.

Anteprima e test

A questo punto non ci resta che testare il tutto. Andiamo in modalità Anteprima e posizionandoci su una delle pagine del sito che stiamo monitorando iniziamo a scorrerla in verticale.

Anteprima GTM Scroll

Man mano che scorriamo sulla pagina vedremo comparire l’Attivatore di Scorrimento (1) che verrà eseguito per ogni soglia precedentemente impostata (2).

Singolo Evento Scroll

Ogni attivatore scatena il Tag Evento di Analytics con le informazioni sulla profondità di scorrimento dell’utente e sulla pagina nella quale si trova.

Analisi degli eventi di Scroll

Una volta che avrete pubblicato il contenitore Google Analytics inizierà a tracciare le informazioni sullo scroll delle pagine sul vostro sito. Tutte queste informazioni le ritrovate nella sezione Comportamento -> Eventi nella vostra interfaccia GA.

Evento Google Analytics

Tramite l’analisi dell’evento Scroll Tracking è possibile fare diverse considerazioni, come ad esempio quali sono i contenuti che generano maggiore engagement e quali invece trattengono meno l’utente sulla pagina.

Inserito in:
L'Autore

Stefano Salustri

Sono un Consulente in Marketing Digitale e Consulente SEO con oltre 10 anni di esperienza. Mi occupo di progettare e sviluppare strategie digitali per Piccole e Medie Imprese per aiutare le aziende ad ottenere il massimo ritorno dagli investimenti nei canali online. 📈

3 commenti

  1. Salve, ho eseguito tutti i passaggi e sembrava funzionare, visto che anche l’anteprima registrava bene, ed i risultati erano visibili in Analytics. Ho notato però che analizza gli eventi solo quando è in modalità anteprima, appena esco da questa, non analizza più gli eventi. Da cosa può dipendere? Grazie.

    • Buongiorno Antonello,
      se in modalità anteprima gli eventi su GA vengono registrati allora la cosa più probabile è che il contenitore che stai testando non è lo stesso che è pubblicato online. Prova a verificare la versione che hai online.

      Stefano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *